ANNA RADIUS ZUCCARI (Neera).
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L'amor platonico.
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1897. Luigi Pierro Editore. NAPOLI.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
            Fondazione Ezio Galiano 
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Claudio Paganelli per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
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Presentazione.
Lamore platonico non  solo una fantasia di romantici, non  frutto di rassegnazione, non  un sentimento incolore, scrive Neera.  piuttosto il frutto di una raffinata cultura, pur accettando che anche le pi elevate relazioni tra i sessi abbiano una radice nellattrazione istintiva.
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L'AUTRICE.
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Anna Zuccari, nota con lo pseudonimo di Neera, nacque a Milano nel 1846. Perse la madre in tenera et, trascorse linfanzia tra Milano e, nei mesi estivi, in provincia, a Caravaggio, presso due zie nubili. Spos a 23 anni Adolfo Radius con il quale ebbe due figli, Adolfo, che divenne ingegnere, e Maria, che spos nel 1898 leditore e giornalista Guido Martinelli.
Frequent lambiente letterario milanese, tenendosi in contatto epistolare per lungo tempo con Giovanni Verga, Antonio Fogazzaro e Luigi Capuana. Pubblic numerose novelle sulle maggiori riviste italiane. I suoi romanzi sono sempre incentrati su personaggi femminili e furono apprezzati da importanti critici come Capuana e Croce, fu autrice anche di studi morali e raccolte di poesie.
Colpita da un tumore, mor a Milano nel 1918.
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L'amor platonico.
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Capitolo 1.
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Nella sua prefazione al Convito, Ruggero Bonghi avverte che l'amor platonico fu chiamato cos probabilmente per la prima volta in Francia ma non si sa da chi n perch, non avendo Platone mai pensato a nulla di simile fra uomo e donna e movendo per la sua idealizzazione da concetti che non  qui il caso di esaminare, che ad ogni modo per escludono la donna,  giudicata dai greci troppo inferiore per poter assurgere con essa alla contemplazione della pura bellezza spirituale.
 ben vero che in questo Convito il discorso pi elevato sull'amore lo tiene una donna, Diotima, ma lo tiene sulla base sensuale, mentre in Platone l'amore si andava idealizzando fino a mutare oggetto sicch "lasciati a terra i bei corpi in cui si genera e quelli in cui non si genera, va ricercando e trovando nelle varie sfere del bene, del bello, del vero, oggetti diversi e via via pi elevati e puri in cui appuntarsi e quetare".
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In conclusione parmi che, essendo stato questo desiderio di amore soprasensibile da Platone precisamente introdotto nel voluttoso mondo greco, per quanto egli ne escludesse le donne, se col progresso e col mutare dei secoli qualche donna ha creduto di potervisi accostare,  anche giusto averne conservata nella denominazione la primitiva origine. Del resto se la cosa non era nelle abitudini di quei felici gaudenti, possiamo trovarne la traccia nei pensieri dei filosofi, dal momento che Aristotile si domanda per ben due volte "se l'amore sia essenzialmente desiderio di convivenza sensuale" e due volte risponde di no, e riscontra nell'amore in genere tratti che nel desiderio del contatto sensuale non si trovano, concludendo "non sempre chi pi ama desidera quel contatto". E sia pure che anch'egli al pari del maestro non avesse in mente le donne quando scriveva ci, si dovr convenire che l'importanza  di stabilire una data teoria; le applicazioni e le conseguenze sfuggono allo stesso inventore. Accettiamo dunque la definizione di "amor platonico" che ha almeno il vantaggio di essere bene o male intesa da tutti e vediamo quale sia il suo posto nella odierna societ.
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Se ci poniamo a raccogliere il suono di quelle due parole ripercosse contro le pareti di un salotto o d'un teatro, se ce ne giunge l'eco nei discorsi della piazza, dei clubs, dei caff, esso  non di rado circonfuso da un cotal senso di ridicolo, al quale non sanno sottrarsi nemmeno le persone che meglio ne potrebbero discutere e si dice amante platonico come si direbbe cane scodato, provocando un benigno e quasi ilare sentimento di compassione non esente da qualche malizietta sottintesa. Ci tuttavia non vorrebbe dir nulla, poich si  riso e si rider ancora di cose anche pi serie e da gente che ha quasi distrutto il significato della parola rispetto non si possono pretendere soverchie delicatezze.
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Quello che mi meraviglia  che i moderni trattati sull'amore vi accennino appena e alla sfuggita e senza nascondere la incredulit pi o meno scientifica dell'autore per questa forma amorosa che non si ritiene degna di attenzione e che  pure tanta parte viva del nostro organismo, la pi ardente forse, come ne  la pi segreta e la pi chiusa.
Certamente quando si parla d'amore attorno a un tavolino, fra le undici e la mezzanotte, non  mai questione di amor platonico e chi vuol tenere allegra una brigata, punzecchiarla, eccitarla, destarne l'ammirazione, la curiosit, l'invidia, la gelosia, caracollando sul destriero delle conquiste, se anche conobbe e sa che cosa sia amor platonico, si guarda bene dal parlarne. Il fatto in s stesso non interessa nessuno e il solo che ne  o che ne fu interessato lo custodisce pudicamente per una quantit di ragioni nobili e belle, fra cui pu stare eziandio quella meno nobile e meno bella della vanit che non vi trova il suo tornaconto. Ad ogni modo l'amor platonico non si vede, non si urta col gomito, non fa crocchio, non rizza bandiera e per ci sembra a molti che non esista altro che nella fantasia dei romantici e sembra a chi scrive delle psicologie sull'amore che soffermarvisi sia troppo da collegiale, dimenticando che l'amore che essi prediligono  gi, e per sua natura e merc i loro studi, alla portata di chiunque e non offre quella maggiore attrattiva che appunto lo psicologo dovrebbe trovare l dove non tutti sanno e possono spingere lo sguardo.
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Mal si apporrebbe chi credesse l'amor platonico un sentimento scialbo, una monotona rassegnazione di impotenti. Io vorrei dire a costoro: Vedeste mai un grande acquario, quello di Napoli per esempio? Avevate prima di allora immaginato che sotto la eguale distesa del mare potessero svolgersi tante meraviglie di forme, di colori, di fosforescenze, di rosee corolle vitali, di bianchezze diafane palpitanti? No, nevvero? Vengono alla superficie i delfini, le foche, i pesci che tutti possono vedere, ma solo nel fondo, dove pochi hanno la virt di affidarsi, il mare nasconde la sua flora misteriosa, i suoi amori invisibili. Passano le navi cariche di merci e di trafficanti, passano recando dall'uno all'altro paese le glorie e le miserie dei popoli, tramite di lucro, tramite di civilt, tramite di corruzione e di morte, e sotto, divisi da un abisso, il mondo dei coralli e delle madreperle si distende tranquillo nel velo delle acque.
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 anche errore credere l'amore platonico qualche cosa di ingenuo e di rudimentale buono per i semplici, mentre esso, nato nel centro della pi raffinata cultura, non pu allignare che appoggiato a un grado massimo di civilt, n i veri semplici lo conoscono n gli ingenui lo desiderano, essendo molto pi facile amare a somiglianza di tutti gli animali che non nel modo di qualche rara anima ultra sensibile. Si potrebbe fare a questo proposito una curiosa osservazione ed  che il nessun conto in cui viene tenuto l'amor platonico dalla grande maggioranza delle persone, lo relega in una specie di limbo che in molti casi lo protegge e spesso lo difende. Il fatto che racconter a tale proposito  assolutamente vero.
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Un giovine prete, essendo stato per sua prima nomina eletto coadiutore in un villaggio ricco e popoloso, osserv subito con un certo allarme la frequenza, l'ardore, la longanimit di una bella penitente al confessionale del curato, il quale era un uomo intelligente e simpatico assai, n le visite della devota signora si limitavano alla grata, ch ella si spingeva fino nella stessa abitazione del sacerdote, con grave scandalo di tutto il paese che non mancava di mormorare. Tale stato di cose, non accennando per nulla a scemare, riusciva insopportabile al preticello che nel suo caldo zelo di neofita si pose in mente di rimediarvi; onde, tutto infiammato della sua missione, non si perit di sbarrare il passo alla signora una volta appunto in cui la pot incontrare mentre faceva la ronda attorno al presbiterio. Non senza tremare ed esitar un poco, nuovo come era alla direzione delle coscienze, egli trov tuttavia nella ferma convinzione del suo dovere il coraggio di dimostrarle l'assoluta sconvenienza di visite cotanto assidue, il cattivo esempio, l'incremento alla maldicenza, il pericolo a cui ella stessa si esponeva.
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Ma contrariamente a ci che si era immaginato ed alle risposte a cui si era preparato la signora non neg e non si confuse: disse che il curato l'aveva salvata da una passione peccaminosa, che ella doveva alla sua eloquenza e carit cristiana il pentimento di un folle errore, che per lui solo si sorreggeva nella via della penitenza, che staccarsi da lui equivaleva ricadere nella colpa, che doveva scegliere fra un amore santo ed un amore profano e che Dio stesso la guidava.
La confusione e lo scoramento del preticello in seguito a tale inutile tentativo durarono parecchi giorni, tuttavia non si perdette d'animo. Ricord che la donna  debole,  tentatrice per sua natura e concluse di aver avuto torto rivolgendosi a lei. Al curato doveva parlare. Quello s, intelligente, conoscitore del cuore umano, pratico della vita, conscio della femminile fragilit, avrebbe ben saputo vedere la gravit della situazione e vi avrebbe posto riparo. Eccolo, ripreso da nuovo ardore, correre dal curato ed esporgli senz'altro tutti i suoi dubbi, tutti i suoi timori.
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Il curato lo ascolt con molta deferenza, approvando parecchie volte col capo, talch il buon preticello si teneva quasi sicuro di aver trovato la strada giusta; se non che, a sfogo finito, il suo superiore gli rispose cos: "Ella ha tutte le ragioni e la lodo molto per il fervore di virt che la anima, ma (se lo lasci dire, tanto non  una offesa)  ancora giovane, e certe questioni sottili, delicate, non si possono sciogliere colla stessa foga colla quale S. Martino tagli in due il mantello. La signora  una mia penitente,  donna di alti sensi, di temperamento passionale, di slanci improvvisi e fulminei; non posso in coscienza abbandonarla a s stessa senza esporla ai pi gravi pericoli; dovrebbe certamente usare maggior moderazione nella sua smania di conseguire la salvezza dell'anima; ma, caro mio, chi di noi  perfetto? Ella mi giudica con troppa indulgenza e mi onora pi assai che non meriti, anche questo  vero, ma spetta a me lagnarmene? Le vie della provvidenza sono oscure e Dio solo sa quello che si fa."
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Sconfitto su tutta la linea, il buon preticello ancora non si diede per vinto. Una certa ostentazione impudente per parte della signora venne in aiuto al suo zelo, cos che decise di andare a mettere il suo caso di coscienza nelle mani del Vescovo. Tutto quanto pot trovare di entusiasmi in fondo al cuore, di ragionamenti nel cervello, di dottrina nella memoria, tutto raggrupp e strinse colla maggior forza di argomentazioni nel discorso che tenne a Monsignore per provargli la necessit del suo intervento in quel brutto affare dove due cristiani si trovavano al pi malo passo.
Ed anche Monsignore si degn ascoltarlo colla pi grande benignit, senza per dare a divedere con nessun segno o gesto l'impressione che produceva in lui quel racconto.
Soltanto quando il novizio ebbe finito, il Vescovo soggiunse: "Furono mai scorti o sorpresi i due supposti colpevoli in maniera tale da recare offesa alla pubblica moralit?" "Oh! si affrett a rispondere il praticello spinto da un sentimento di giustizia e di lealt che gli sembrava soprattutto doveroso in quella circostanza, non suppongo neppure che ci sia una illecita tresca." "Ma allora, interruppe Monsignore, di che cosa si immischia Lei, se non  che un amore platonico?"
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Prima di esaminare le diverse qualit dell'amore nel suo duplice aspetto intellettuale e sentimentale, fra cui appunto sta l'amor platonico,  necessario udire la parola dei filosofi cos detti materialisti. Prendiamo, per non ingolfarci in ripetizioni inutili, il pi noto fra essi, Schopenhauer, il quale dichiara: "Ogni passione amorosa, qualunque sieno le smanie eteree che essa possa affettare, ha le sue origini nell'istinto sessuale ed in nessuna altra parte" ci che, unito alla affermazione di Platone non essere la donna suscettibile di comprendere la bellezza astratta e quindi incapace di dividere coll'uomo un amore veramente ideale, sembrerebbe la condanna definitiva del tema che mi propongo di svolgere, molto pi, e questo  il punto sul quale richiamo l'attenzione dei lettori, che io sottoscrivo in massima alle due sentenze: credo cio che non sia nelle attitudini della donna e nemmeno nei suoi bisogni il sentimento puro della bellezza e credo che le pi nobili simpatie fra uomo e donna abbiano una occulta radice nella attrazione naturale. Ma che perci? Quante attitudini si sono modificate dal giorno in cui il primo uomo nudo sulla terra dovette lottare cogli animali e quanti bisogni nuovi sorsero, quanti ne sorgeranno!
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Giudicare di questioni morali col criterio che ne avevano gli antichi, non mi pare un sistema equo e neppure affidarci interamente alle conclusioni dei pessimisti arrabbiati, i quali, al pari degli ottimisti ad ogni costo, portano una benda sugli occhi e vedono a traverso di essa solo quel tanto che riesce loro possibile.
Osservare la vita all'infuori di ogni sistema e di ogni preconcetto, indifferente alla scuola, indifferente al metodo, col solo desiderio della verit qualunque essa sia, non dimenticando che l'albero nasce dalla terra ed  fecondato dal fango ma seguendo pure la progressiva ascensione dei suoi rami verso l'infinito, ecco il mio credo artistico.  per questa via che invito i miei lettori a seguirmi nella ricerca di un amore che, tutto il contrario della favolosa fenice la quale nessuno vide mai, ognuno di noi ebbe occasione di vedere almeno una volta; ma desidero non essere accompagnata in questo viaggio n da un libertino n da un pedante, n da un insensibile, essendo queste tre categorie di persone assolutamente incapaci di giudicare delle cose d'amore.
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Accettando in massima l'aforisma di Schopenhauer, mi sono riservata il diritto di fare qualche osservazione.  chiaro infatti che se l'istinto non avesse grandissima parte nell'amore, non ci sarebbe bisogno di amare il sesso contrario; ma se l'uomo preistorico incontrando la prima donna deve, mosso dal solo istinto, averla afferrata e conquisa n pi n meno del primo frutto che vide pendere da un albero, egli, nel corso di tanti secoli e di tante evoluzioni non  rimasto all'abbozzo informe dell'istinto ed una quantit di sentimenti che non erano certo nelle sue attitudini naturali, ma che avevano la possibilit di formarvisi, vi si sono formati, togliendo da una parte, aggiungendo dall'altra, nel lento e instancabile progresso della razza.
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L'aforisma di Schopenhauer  dunque esatto per met, fin dove dice che l'istinto sta nel fondamento di tutti gli amori, ma che ne sia il solo fondamento, ora, coi nostri costumi, le nostre aspirazioni, no, non  vero, o almeno non  sempre vero.
E se ammettete questo, se, come non mi par possibile di negare, ragioni intellettuali e sentimentali vennero a sovrapporsi all'istinto bruto, basta la predominanza dell'uno o dell'altro di questi fattori per determinare un amore che, pure innestandosi sull'antico, ne differisce nella forma, nei mezzi ed anche se occorre nello scopo.
Io mi figuro un viaggiatore che attratto da un sentiero romito vi si inoltra, ammirando se  artista la magia incantevole del verde che diffonde un'ombra discreta e soave, ascoltando se  poeta i sussurri misteriosi delle fronde ed il gorgheggio degli uccelli, respirando a pieni polmoni l'aria pura che fa sorgere intorno a lui i pi dilettosi fantasmi di salute, di felicit, di gloria, di nobili ed eroiche imprese e, dopo essere trascorso di poema in poema, di volo in volo, prova gli stimoli della sete e chinando gli occhi vede scorrere ai suoi piedi un ruscello.  evidente che egli non fece la passeggiata spinto dal bisogno di bere e non  invece egualmente evidente che egli abbia bevuto, perch vi sono persone cos delicate che non saprebbero a nessun patto mettersi bocconi sopra una riva.
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Nella gi citata prefazione al Convito, Ruggero Bonghi dice: "Tutto l'uomo ama e, secondo l'oggetto che ama, ama prevalentemente con una parte di s. Chi pi ama pi vale;  nella capacit di amare la radice di ogni valore." Parole profonde, che l'uomo moderno ha tanto maggior diritto di appropriarsi quanti furono gli amori che egli seppe aggiungere al povero, rudimentale amore dell'uomo primitivo.
Vediamo intanto su quale lunga scala pu svolgersi l'amore platonico, appoggiato non solo alla poetica interpretazione di una graduatoria ascendente, ma spinto e stretto intorno dalla pi imperiosa realt.
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Capitolo 1.
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Noi, che il realismo prima e poi il decadentismo hanno abituati a non ricercare nell'amore se non la sensazione, noi che negli studi psicologici, nei romanzi, nei versi, non troviamo oramai altra visione che quella dello spasimo erotico, noi che, confondendo il sentimento colla scienza, abbiamo la pretesa di misurare a stregua di calcolo il prisma oscillante della nostra psiche, noi che volendo accumulare dati, prove e statistiche sul grande e universale problema dell'amore non li sappiamo cercare altro che nelle tavole volgari dell'amore prezzolato o dell'amore galante, noi, dico noi perch, se anche individualmente non facciamo questo, vi assistiamo per giorno per giorno, potremo mai comprendere la sottile profondit delle parole di Schiller "Chi non ama senza speranza non conosce amore"?
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Senza speranza, dir qualcuno, non vuol dire senza desiderio. E sta bene; anzi  qui appunto che incomincia la differenza; perch l'amatore grossolano o primitivo davanti al naufragio della speranza, non avendo altro punto di mira, ripiega le tende; e l'amatore di cui si tratta in codeste pagine  il solo che possa apprezzare la sentenza di Schiller. Si oppone che l'amore in simili condizioni non dura. Dura forse molto in condizioni opposte? Non  il possesso che lo distrugge e non  precisamente dalla psicologia dei materialisti che sgorga il pi spietato scetticismo sull'amore? Io vi concedo che novanta su cento amori che sbocciano abbiano breve vita, a qualunque categoria appartengano; e vi concedo che sui dieci duraturi cinque stiano uniti per una oscura catena sensuale di cui l'abitudine ha ribadito il chiodo; volete concedermi gli altri cinque per i casi che vi verr dimostrando? Se s, siamo dunque pari ed  tutto quello che io pretendo, non per dimostrare che l'amore platonico sovrasta l'altro, ma per rivendicare il suo diritto alla vita ed all'arte.
Qualunque poesia, anche la pi fantastica e trascendentale, si unisce per un tramite invisibile alla realt. Il poeta che descrisse gli amori dell'abete per la palma, di questo ispido figlio dei ghiacci per la lontana prediletta figlia del sole, esprimeva un sentimento umano, possibile, vero, un po' pi raro, ecco tutto, di quelli che pullulano nelle cronache quotidiane e che colpiscono maggiormente solo perch in una stoffa tessuta di bianco e di rosso il rosso salta subito all'occhio. E chi non trover nella seguente strofa di un'altro poeta il pi delicato e insieme il pi umano sentimento di un amore destinato a restare allo stato di aspirazione?
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Perch, perch negli anni
Di tua vita fiorente
Non ci scontrammo, o donna?...
Il cor mi batte
Con moto pi frequente
A figurar le intatte
Tue sembianze verginee,
L'ingenuo riso e il guardo umile e pio.
Ah! perch non m' dato
Coronarti d'un raggio immacolato,
Ricomporti sull'ara, angelo mio?
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Una situazione eguale, ma colle parti invertite  anche questa, dove non pi un giovane parla ad una donna che gli  sfuggita nel tempo, sibbene un uomo maturo ad una fanciulla. Riproduco per intero la bella poesia, forse dimenticata, trovandosi in essa parecchie di quelle gradazioni di sentimento che dovrebbero interessare i psicologi.
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T'arrisi, ti compiansi: e dal tuo labbro
Un pio sorriso, un detto
Di mal celato affetto
Colsi, non altro fiore.
Com'orfano fanciul cui poveretto
Giovine donna rincontri per via
E lo raccolga, nel leggiadro petto
Raccor degnasti l'immagine mia,
Ma fu virgineo sogno,
A te venia Riconoscente e pio
Ma sfruttato il cor mio,
Ma povero d'amore.
Non son per te. Tu troppo nuova ancora
Io troppo antico nell'aspro sentiero,
Nei medesmi dolor non s'addolora
N ben s'abbraccia il tuo col mio pensiero.
Men ch'io non bramo e pi ch'io non ispero
Sei buona, amante e bella,
Troppo  per me, sorella;
Ed  poco il tuo cuore.
Pi puro cor, pi giovane del mio
Forse nel tuo cammino incontrerai
Forse, ingannata dall'alto desio,
Aspettando la vita invecchierai.
Forse un giorno i' dir: meglio era assai
Abbandonarmi a lei,
Meglio abbellire i miei
Pensier del suo candore.
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Qui l'amore in causa dell'et o del temperamento  povero, come l'autore stesso ci annuncia; ma nel medesimo caso si trovano et pi verdi e temperamenti pi gagliardi e allora la lotta che il poeta ha appena accennata si svolge con una ricchezza di particolari, una intensit di commozioni, di segreti tumulti, di dolori si ma anche di ebbrezze, cui l'uomo abituato a impiegare non pi di dieci minuti in ogni faccenda amorosa non pu nemmeno lontanamente giungere col pensiero.
Tutti, io credo, seguendo in un campo la lieta brigata dei vendemmiatori che si allontanano carichi dei loro corbelli dove i grappoli si pigiano in una lussureggiante esposizione di bellezza, avranno avuto occasione di osservare o sulla pi alta vetta di un tralcio, o mascherato da un mazzo di foglie o di difficile accesso per le scabrosit del terreno, un solitario grappolo sfuggito alla vendemmia. Esso pure era nato nella fecondazione del maggio e la vampa ardente del luglio lo aveva percosso ed esso pure nei meriggi di agosto e di settembre aveva gonfiata la misteriosa linfa in olocausto d'amore ed esso pure aspettava la mano amica che lo cogliesse, ma la turba carica del facile bottino non si era curata di affrontare per quel solo grappolo nuove fatiche.
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Nella poesia greca troviamo una strofa che suona precisamente cos:
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Siete una dolce mela lazzeruola
Che in cima al ramo s'invermiglia sola
In cima al ramo sull'estrema punta
Dimenticata no... ma non raggiunta.
Chi ci dar gli amori di quel grappolo, di quel frutto non raggiunto?
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Sono casi d'amore, non dir comuni ma frequenti, si infiltrano nella rumorosa vita appariscente, ne formano il substrato invisibile e profondo e cos denso che solo i rari geni divinatori vi si immergono tratto tratto a guisa di palombari, recando da quelle plaghe ignorate alla volgarissima superficie l'ascosa gemma.
C' veramente di che stupire se guardiamo la folla dei giovani, assiepata con una volgare curiosit di contadini in fiera attorno ai meschini poeti e prosatori che dell'amore hanno fatto una bandiera di cinismo e di corrompimento; mentre i nomi dei nostri pi grandi poeti sono scolpiti a caratteri indelebili nei fasti dell'amore ideale. Non vi basta Tasso, non vi basta Petrarca, volgete gli occhi a Dante!
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Io sono ben sicura che nessuno vorr tacciare Dante di ingenuit n di fiacchezza, mentre mi punge il dubbio, e pi che dubbio, essere la malata fioritura decadente a cui assistiamo una prova di generale povert e di quel cinismo che, per l'eterna legge degli estremi che si toccano, potrebbe bene rappresentare l'anello pi prossimo alla ingenuit. Pensino a Dante coloro i quali credono che l'amore consista tutto in un amplesso; e pensino a Francesco d'Assisi, un altro non ingenuo, un maestro d'amore che trov la sua degna competitrice in Chiara. C' nessuno che ha mai immaginato quel bruciante momento, quando la nobile fanciulla vestita da sposa, si rec furtivamente nella dolce notte primaverile della campagna umbra a Santa Maria degli Angeli, per indossare il sajo del suo amico e per offrire gli splendidi capelli alle forbici che Francesco stesso le immerse nella chioma giovanile?
I vigneti toscani dove Boccaccio am Fiammetta hanno mai conosciuto un pi profondo fremito di quello che corse nel breve orto e alle pallide ombre di S. Damiano durante tutti quegli anni che Chiara vi abit nella vicinanza ardente e pura del poverello d'Assisi?
Ah! vi prego non venite a dirmi che simili amori sono sterili e quindi inutili. Non si procreano solamente dei figli. Quando l'amore ci d dei poemi e dei santi, delle religioni e degli ideali nuovi, possiamo bene preferirlo o quando mai pareggiarlo all'inconsulto fremito che regala al mondo, per qualche vero uomo, una incalcolabile quantit di scimuniti, di rachitici, di pazzi e di delinquenti.
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Anche le idee, anche i sentimenti hanno la loro genesi che si intreccia al palpito misterioso ondeggiante continuamente da uomo a donna, marea volta a volta apportatrice di preziose conchiglie o di immonde scorie. Leggendo le memorie e gli epistolari degli uomini pi simpaticamente celebri, vi troviamo quasi sempre le traccie di un amore rimasto allo stato di idealit ma che irraggia la sua luce, la sua potenza e il suo calore sull'opera del genio. Solo qualche spirito grossolano, affetto da daltonismo, potr osservare che in queste condizioni il preteso amore si riduce a una semplice amicizia; ma non  punto vero. Invoco qui il gi citato aforisma di Schopenhauer, aggiungendo che ci che  amicizia semplice non potrebbe mai diventare amore, neanche platonico; mentre l'amor platonico  un vero e proprio amore al quale le circostanze sole impediscono di manifestarsi intero, e che appunto dalla sua istintiva tendenza procreatrice  portato a fecondare l'animo e l'intelletto della persona amata od a restarne fecondato. Ci succede per una specie di trasposizione della legge di natura che si rif da un'altra parte, dove pu, come pu, al mancato sfogo. E sar stata un eccezione nelle forme della societ primitiva, ne sono persuasissima, ma non lo  pi nella nostra dove il passaggio di tante religioni e di tante civilt, diciamo anche di tanti pregiudizi, hanno gi modificato tutto, perfino i pensieri e i sentimenti.
Ma che si debba chiamare amore il pi oscuro e il pi insulso incontro momentaneo di due capricci sessuali e defraudare del sacro battesimo lunghe, intime, profonde simpatie di uomo e di donna a cui solo manc la ragione del tempo o ragioni d'ordine anche superiore a questa, no,  assurdo!
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Guardiamoci attorno, guardiamo i tardi matrimoni che la lotta per la vita va rendendo sempre pi frequenti, quando non li sopprime addirittura. La lunga schiera di donne che si reca a nozze verso la trentina e la schiera degli uomini verso la quarantina, hanno gi dato un contingente non affatto trascurabile agli amori platonici. So che quelli delle donne saranno pi facilmente creduti e tuttavia, se intorno ai tavolini dove tra le undici e la mezzanotte si fa della volgare scienza erotica vi fosse posto per un simile argomento, quanti uomini potrebbero pronunciarsi con dati di fatto!  errore di superficiale esperienza il credere l'uomo meno suscettibile che non la donna di affetti sentimentali. Bisogna senza dubbio ricordarsi che tra uomo e uomo (non se l'abbiano a male gli egualitari) corrono distanze di abisso, che non tutti gli uomini sono come io dico, ma molti, ripeto, s, ed assai pi che non si supponga.
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La sola differenza che negli uomini la vita sentimentale  pi nascosta e di breve durata; pi nascosta per un particolare pudor maschile che li rende renitenti alle confidenze di simil genere, che  loro quasi imposto dalla compagnia rozza e inevitabile degli altri maschi; pi breve perch all'avvicinarsi dei trent'anni il corso della esistenza afferra tutte le energie virili e chiude come dentro le trasparenze di una cristallizzazione i fiori delicati della prima giovinezza. Ma  pure dalla bocca di un uomo che raccolsi questa confessione: "La donna che io amai maggiormente fu una a cui non lo dissi."
Se poi ci facciamo a considerare le vecchie zitelle, queste evanescenti ligure di zie, di cugine, di maestre, di cameriere fedeli e devote che hanno cucito intorno a noi tanti e tanti metri di stoffa, che hanno fatte tante calze per i figli degli altri e che arrossiscono ancora se qualcuno le prende per donne maritate, quante storie timide e ardenti, tutte meste, tutte segnate dalle stigmati crudeli e talvolta ironiche del destino! Pallide e segrete storie di desideri che nessuno conosce, a cui non si concede puranche l'umile posto di documento umano accanto ai casi patologici. Soffi infuocati che bruciarono mille vite e che non saranno nemmeno chiamati amore!
I felici che dall'amore poterono spremere tutte le ebbrezze guardino pure con sentimento di piet queste dolorose passioni fatte di rinunzie e di sacrifici, ma non credano che esse sieno le pi vane  le pi inutili. L'amore platonico, anche quando non sorregge una grande anima o un ingegno sublime, fa spuntare un flore nell'arida e ingrata terra a cui la societ colle sue violenze, i suoi soprusi e le sue tirannie vieta la materna compiacenza del frutto. 
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Capitolo 3.
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Quella larga ondata d'amore che la poesia provenzale diffuse intorno al mille e duecento, recando intatto fino a noi, attraverso le cruenti lotte che separano due mondi, il soave idillio di Jauffr Rudel e della contessa Melisenda,  anche una prova in favore della ricerca di spiritualit che l'uomo compie non da solitario ed eccentrico individuo, ma rispondendo conscio od inconscio, a un segreto bisogno dell'anima universale.
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Non ignoro che la scienza positiva insegna la ricerca del dato statistico in ogni cosa ed i moderni psicologi, che colla scienza occhieggiano all'amichevole, non mancano di aggruppare i maggiori documenti umani che trovano alla loro portata; ma, l'ho gi detto, un difetto gravissimo di queste psicologie  il campo quasi esclusivo in cui furono compiute. Si crede troppo che per conoscere l'uomo bisogna frequentare la cos detta societ, la quale  la cosa pi monotona e inconcludente che si possa immaginare, talch vista una volta  come la si avesse vista per sempre e vista una le si son viste tutte. E non  tutto. Io sono convinta che l'abitudine della societ, nonch favorire, allontana dalla conoscenza dell'uomo. Coloro che passano il tempo fra le giubbe e gli strascichi o fra la bottiglia e le carte non conoscono la vita semplicemente perch non vivono, col peggiorativo che sono persuasi di conoscerla cos come sono persuasi di vivere. Cercare dei documenti in simili circostanze  come gettar le reti in un pantano; non si pescano che ranocchi.
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Ah! Balzac ha creato un fatale precedente dichiarando nella sua fisiologia che "toute femme qui n'a pas voiture n'est pas une femme". Gli scrittori che vennero dopo si guardarono bene dal cercare altrove; e siccome il maestro aveva anche scritto che esistono qua e l delle forme lontanamente muliebri dal collo rugoso e dalla nuca secca e bruna come le radici di un albero, che si potrebbero credere donne, ma che non lo sono, anche queste furono cancellate dai ruoli; e via via restringendo la schiera, codesta benedetta psicologia dell'amore si trov limitata nei confini, per verit niente reconditi, del palco, della carrozza e della camera mobiliata. Troppo poco per una passione che ebbe un dio a rappresentarla!
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Mi ricordo una discussione avuta con un giovine romanziere quando pubblicai il mio romanzo Teresa. Il romanziere era allora alle sue prime armi e il campo dove si addestrava appunto quello che la pi comune dalle esperienze offre a qualsiasi uomo. Egli mi dichiar subito che personaggi come la mia protagonista non esistono nella vita, che io ero una ingenua sognatrice; e in prova dell'asserto mi recava, quasi ogni giorno, i commenti ironici delle sue amiche che fra una sigaretta e l'altra ridevano alle spalle della povera Teresa, nonch della autrice. La discussione fin al solito, lasciando i due avversari nell'opinione di prima; ma un anno dopo, essendosi il giovine romanziere ritirato in provincia per certi studi, ebbe la gentile lealt di scrivermi che si ricredeva pienamente de' suoi giudizi perch aveva avuto occasione di conoscere altre Terese, ben vive quelle l! Non ho dunque ragione di dire, e gi lo dissi altrove, che i documenti raccolti nel campo ristretto dell'amore sensuale somigliano agli allori dei cavallerizzi da Circo, i quali percorrono chilometri e chilometri in tondo senza uscire dallo steccato? Il giovane romanziere aveva avuto bisogno di vedere per credere. Egli non aveva sentito la verit di Teresa. Ora, sentire  la necessit prima dell'artista e del poeta.
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 per questo che i grandi romanzieri del sentimento (non voglio far nomi: prendiamoli pure tutti insieme italiani, francesi, inglesi, russi, tedeschi), preferirono sempre al volgare ambiente della citt quella vita di provincia cos apparentemente calma e pure cos feconda di maturazione interna. Ma ecco che i nomi mi sfuggono mio malgrado: Auerbach, Turghenieff, Dostojevsky, la Eliot, la Sand, Balzac, Lamartine, Manzoni, dove abbeverarono la loro intima sete di idealit se non ai boschi verdi, alle strade romite, alle case solitarie e abbandonate delle loro provincie native? Gli osservatori superficiali vedono affluire ai grandi centri la folla suppurante e ignorano o non si curano di studiarla alla fonte e lungo il corso tortuoso ed occulto della sua trasformazione.
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Quando noi cittadini frettolosi e febbrili, portati nella irruenza vertiginosa di un treno lampo, ci lasciamo addietro la morente bianchezza di un villaggio, compiangendo i disgraziati costretti a passarvi l'esistenza senza riunioni sportive, senza teatri, senza luce elettrica, ah! rammentiamo che in quelle strade deserte si prepara il materiale continuamente rinnovato delle nostre forze migliori, della nostra intatta giovinezza; rammentiamo che accorrono a noi da quei villaggi i robusti lavoratori, i poeti vergini, la bellezza fiorente delle donne. Guai alla tormentata esausta popolazione delle nostre citt se si venisse a chiudere questa benefica arteria che dai monti e dalle valli, dalle foreste, dai mari, dalle piccole sparse abitazioni umane riversa a larghi fiotti sulla civilt convulsa il sangue generoso della natura!
Nessuno di coloro che hanno acuto senso della realt vorr negare che la vita contemplativa  la pi adatta per svolgere dall'anima i principi riposti di osservazione e di affettivit e come gi prepar la via alle pi alte e delicate manifestazioni dell'ingegno, cos crebbe casti e solinghi fiori di passione che male avrebbero potuto attecchire nella atmosfera cittadina; amori longanimi, amori pazienti, forzatamente ma rassegnatamente platonici e quasi paghi di offrire i loro cuori come turiboli ardenti a un dio che non li ricompensa.
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Ma se a molti, voglio sperarlo, non parr difficile trovare delle Terese, dolci e rassegnate vittime di un amore sentimentale, sembrer tuttavia lontano e forse puramente fantastico il tipo di Jauffr Rudel, questo cavaliere provenzale che essendosi innamorato della contessa Melisenda regina di Tripoli sulla semplice fama della sua bellezza e della sua virt, attravers l'oceano per vederla e mor contento ai di lei ginocchi. Io per conobbi nella mia infanzia una fanciulla di animo ardente che essendosi vivamente appassionata delle opere di Lamartine venne per quella via tutta spirituale a concepire un vero e proprio amore per l'ottantenne poeta; e gli scrisse e ne ottenne una risposta che, vergata nella elegante aristocratica calligrafia dell'autore di Graziella, le rec i dolci e malinconici rimpianti del vegliardo. N la relazione platonica fin, che anzi la fanciulla vi profuse il meglio dei suoi sentimenti, confortando con una vampa d'amore gli ultimi giorni del poeta che d'amore aveva cantato cos soavemente ed a cui dall'Italia, che gli aveva ispirato il suo primo palpito, doveva sorridere ancora il suo ultimo sogno. Il poeta mor, la fanciulla si accas, ma al primo figlio che ebbe pose nome Alfonso, legando cos alla posterit il dolce e folle amore giovanile innestato alla salda materialit di un frutto.
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In un recente volume, pubblicato a Parigi, la signora Ollivier svela un'altra bella anima di donna che un puro amore avvinse al cigno di Milly.  Valentina Lamartine, nipote del poeta, a lui tanto e s ardentemente affezionata che non volle prender marito per consacrargli tutta la vita. Questa fanciulla entusiasta, che provava "il bisogno di dedizione di tutto il suo essere fino all'ultima goccia di sangue" incominciava cos una sua lettera a Lamartine: "C'est en genoux,  vos pieds et en couvrant votre main de baisers". Pi innanzi: "Mme au bal quand j'y vais, je trouve le moyen de m'unir  vous par Celui qui est le lien des coeurs" Lamartine rispondeva "Ah! quelle lettre, quelle me, quelle fille, quel ange! Que ta naissance soit benie".
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Si dir che queste sono esaltazioni della fantasia; ma l'amore  sempre una esaltazione, uno stato di febbre, e non vi  alcuna ragione di negarlo alla fantasia quando i sensi ne approfittano cos largamente. Valentina Lamartine prefer la rinuncia delle soddisfazioni materiali che le avrebbe procurato il matrimonio alla rinuncia di quella dedizione alta, completa, assoluta che la sua anima tenera e vibrante fece al solo uomo che le parve degno di amore. Che importa se il vincolo, noto agli uomini sotto un tal nome, non li un? La forza dell'amore sta nell'amore, non nel modo e nei casi.
L'amore che si ispira per il tramite delle idee e dei sentimenti  d'altronde la pi squisita ricompensa alle febbri dell'artista. Gli scrittori appassionati innamorarono tutti qualche persona che non li vide mai. Di questo solo dovrebbero essere gelosi gli uomini.
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Non ho molta fiducia nella moltiplicazione degli esempi che non racchiude in fondo un grande valore per la bont della tesi; ma uno ancora ne voglio portare e sar l'ultimo. Vive in una remota plaga delle Pampas un giovine francese a cui, nella solitudine forzata, fu per molti anni compagna l'immagine di una donna lontana che sposando all'arte una sensibilit appassionata e profonda gli comunic l'ideale femminile che meglio rispondeva alle sue visioni. Nel pensiero di quella donna che egli non vide mai, che non aveva speranza alcuna di vedere, venne posando le sue pi nobili aspirazioni; questa ignota, di cui amava l'anima, fu il suo buon genio, la sua fata, il suo amore e la sua fede insieme.
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Per lei scrisse pagine ardentissime e il nome di lei chiuse insieme ai fiori prediletti nei prediletti volumi. Per un istante vagheggi la possibilit di dedicarle un capolavoro di quell'arte che ella stessa coltivava, ma le forze gli sembrarono inadeguate alla meta. Varcare l'oceano, raggiungerla e mettere la vita ai piedi di lei fu pure uno dei suoi sogni; ma il dono non era ancora inferiore all'altissimo desiderio? o non temeva forse che la realt spezzasse i fili d'oro dell'incantesimo? Nulla di tutto ci egli fece e tuttavia lo bruciava l'irresistibile bisogno di unirsi a lei in qualche modo. Con una audacia di cui non si sarebbe creduto capace scrisse a quella donna la prima ed unica lettera, narrandole umilmente, semplicemente, la storia della sua passione che ben poteva racchiudersi nel celebre verso:
"Bramo assai, poco spero e nulla chiedo".
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Egli infatti non le chiedeva che questo: Trovandosi ai confini dell'Argentina una regione inesplorata e avendo organizzato una spedizione per inoltrarvisi, se la sorte coronasse i suoi sforzi, dare alla terra scoperta il nome di lei.
Siccome non scrivo un romanzo non mi corre l'obbligo di cercare la conclusione di questo documento, bastando al mio scopo l'attitudine psichica che si trova in esso e che rappresenta una delle forme pi elevate dell'amore intellettuale, il quale vive e palpita intorno a noi non diversamente di quegli splendidi fiori tropicali che i ricchi custodiscono nelle loro terre per lusso e che i poveri guardano con curiosit, quasi come stravaganze, senza pensare mai che c' un paese dove quei fiori spuntano naturalmente dalla terra.
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Capitolo 4.
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Bisogner per venire ad una conclusione:  o non  possibile l'amore platonico fra uomo e donna?
Possibile . S. Francesco e S. Chiara ci rispondono in modo trionfante, Dante vi si mette subito accosto; e non avranno proprio nulla da dire in proposito Michelangelo e Vittoria Colonna?... Abbiamo anche visto il Rudello del Medio Evo e il moderno Rudello delle Pampas, esempi codesti in cui l'amore  veramente platonico, cio esente dai turbamenti del senso e, come voleva Platone, ispirato a un intenso bisogno di elevazione spirituale. Ma nell'uso comune si chiamano pure platonici quegli amori che lottando col senso trionfano, anteponendo alla voce brutale dell'istinto un ordine di bisogni superiori, fra cui l'aspirazione all'eterno che mal potrebbe soddisfare l'amore sensuale per natura sua caduco. Vedo dunque una graduatoria di amori platonici, i quali partendo dal primo che  il pi raro, perch rare sono le anime veramente grandi, si svolgono in spirali sia pure discendenti, ma attaccate con tenacia al pensiero generatore e ricche di tante diramazioni e filiazioni che sono esse sole una prova della vitalit del germe.
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Dividiamo pure in due categorie i casi di amore platonico, mettendo nella prima il vero amor platonico, raro, lo si  detto, ma possibile, e accogliendo nella seconda, che  la pi affollata, tutti quegli amori che sentono o avrebbero facolt di sentire l'attrazione dei sensi, ma cos sopraffatta, dominata e vinta dalle attrazioni morali che la voce comune non si perita di chiamare pur essi platonici.
 d'altra parte molto difficile stabilire dove cominci e dove finisca astrattamente l'impero del senso. Avendo gi un poeta osservato a tale proposito che:
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"Tout vrai regard est un dsir".
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dobbiamo pure convenire che il desiderio nelle sue prime manifestazioni si confonde troppo spesso colle altre facolt impulsive e se a qualcuno sar possibile dire: Nel tal giorno, nel tal momento, ebbi chiara visione del mio desiderio: nessuno potrebbe n per ansia affannosa di ricerche, n per ardore di intuizione affermare esattamente l'origine misteriosa e il processo del desiderio. Albero possente esso scuote i suoi fiori e i suoi frutti sulla terra tenendo le radici nascoste nel segreto e pudico grembo della gran madre.
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Che l'amore senza precisione di senso, ed anche, qualche volta, all'infuori del senso, abbia una potente vitalit naturale, lo vediamo osservando come esso sbocci di preferenza all'aurora della giovinezza, si smarrisca nelle oscure lotte della virilit e tenti qualche volta di riapparire sul tramonto della vita, gi corrotto dalle tristi esperienze.
 nei giovani che bisogna studiarlo, studiarlo con simpatia, con invidia quasi.
Cessate, o freddi ed impotenti scettici, dallo spargere compatimento e ironia su queste prime, indistinte, sacre manifestazioni dell'anima. Sarebbe come un voler deridere la pianta ne' suoi bocciuoli, aspettando che si facciano pula e concime per ammirarli e per studiarli.
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L'importanza che si d al primo amore  appunto una importanza di idealit e dicendo che non si ama veramente se non la prima volta si sottoscrive al predominio riconosciuto della parte spirituale sui sensi, si noti che sono i giovani sensi! Nessuno ignora che acuti e brucianti amori possano fiorire in qualunque et, rodere i lombi, sconvolgere il cervello, condurre alla pazzia, al suicidio, al disonore, passando per gli stadi pi sottili della volutt, ma nessuna esperienza, nessuna raffinatezza sensuale potr tener luogo di quell'alba divina dell'amore che si ignora; quando l'uomo non chiede a s stesso: Avr io quella donna? ma volgendosi al cielo ed ai fiori, all'aria ed alla luce sprigiona questo grido ineffabile: Come  bella la vita!
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Compiango profondamente l'uomo o la donna che non ebbero nel puro mattino della giovinezza uno di codesti amori, alla cui ombra riparare quando si scatena l'uragano delle passioni.
Non mi sembrano di un grande valore le obbiezioni che si fanno sulle cause, per la maggior parte forzate dicesi, dell'amor platonico. Se non fosse platonico per elezione potrebbe impiegare le medesime sue forze di resistenza e di combattimento, anzich a vincere il desiderio, a vincere i pregiudizi, i timori, gli scrupoli morali, gli ostacoli di tempo e di luogo (che sono appunto le cause addotte) pur di soddisfarsi, la qual cosa si vede che fa sempre quando prevale l'ardore del possesso e non fa invece, cedendo alle ragioni che lo aiutano a tener alto il suo sogno, quando il soffio innamorato spira dalle incorporee attrazioni dello spirito. Conclusione questa, imperfetta, non lo nego, ma evidente a dimostrare l'esistenza di un'amore d'altra specie che non sia l'istinto della generazione animale.
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Il mito pagano che sent il bisogno di creare due Veneri, Afrodite e Psiche, Socrate, Platone, Aristotile, che togliendosi al limitato godimento dell'amplesso vagheggiarono, prima ancora che si levasse nel mondo la meravigliosa luce di Cristo, un amore che nulla avesse di comune coi sensi, hanno gi preparato da secoli la risposta da darsi a coloro che domandano fra lo sciocco e il faceto se  possibile l'amor platonico. No, buona gente, tranquillizzatevi: la cosa, quantunque possibile non  tanto facile e nessuno pensa a togliervi il vostro contentino. Anche Eugenio Sue interroga, nella sua rudimentale scienza amorosa: "L'amor platonico  desso possibile fra un giovine ed una giovine che si amino con tutto il fervido istinto della loro et?" Ma questo  un limitare la questione anzich posarla e non  tagliandole le ali che potremo sapere fin dove l'aquila vola. L'amore platonico dunque continuer a restare un privilegio di poche anime ardenti e il vantaggio che ne potr venire alla folla, sar solamente quello di una valvola purificante, aperta tratto tratto sulla letale ammorbata atmosfera dove respirano gli uomini.
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Ernesto Renan ha detto che per ottenere dagli uomini il semplice compimento dei loro doveri bisogna mostrar loro l'esempio di quelli che fanno pi di quanto esso impone. A che indugiare sulla domanda degli sciocchi? Il fatto che pochi riescono ad ascendere la cima del monte Bianco non esclude l'altro fatto che la cima del monte Bianco esiste. Or non  molto un prete vi ha celebrato messa tra l'imperversare dei venti e il fragore minaccioso dei ghiacciai e tale audacia, anche se non trova imitatori, rester pure nel dominio della realt e del documento umano.
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Mi piace, prima di chiudere questa appassionata ricerca attraverso i campi dell'amor platonico, di rivolgere l'attenzione del lettore a un amore intellettuale dei pi strani forse che si sieno mai conosciuti fra uomo e uomo; quello che un i fratelli Goncourt. Il loro legame che non  da confondersi colle solite collaborazioni estemporanee ebbe veramente dell'amore le due principali caratteristiche: esclusivismo e fecondazione. Fu esclusivo perch i due fratelli non amarono che s stessi intensamente e per sempre. Dicendo che non amarono all'infuori di s stessi mi appoggio a una confessione fatta dal medesimo Edmondo "una donna non ci divise mai pi di mezz'ora", confessione preziosa, eloquentissima, che dimostra come non ci fosse pi posto per una donna in quelle due anime pur cos sensibili e raffinate, che innalzarono alla donna quasi tutto il monumento dell'opera loro.
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Da Soeur Philomne a Rene Mauperin, da Germinie Lacerteux a Madame Gervaisais essa fu per entrambi una sola, quella che essi crearono, che insieme vagheggiarono nelle ore palpitanti del desiderio e nella stanchezza delle veglie angosciose, che strinsero e che possedettero insieme e che non solo non li divise neppure per un istante ma li congiunse come non sarebbe mai avvenuto trattandosi di un'altra donna. Gi completi in s stessi, rappresentando Edmondo la virilit robusta e Giulio la delicatezza femminile, i Goncourt fecondarono nell'invisibile e bizzarro crogiuolo delle anime loro una prole che rester come esempio meraviglioso del connubio intimo e indissolubile di due intelligenze unite dall'amore, per tutto ci che tale parola contiene di suggestione elevata e misteriosa.
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Nella Sonata a Kreutzer, che non si pu approvare perch vorrebbe condensare tutto l'amore nell'amor platonico, ci che porterebbe una restrizione anzich un aumento d'amore, Tolstoi ha per una grandiosa visione di questo bisogno spirituale che tormenta molte anime moderne e molte pi, forse, ne tormenter in avvenire. Dobbiamo ascoltare con riverenza, con simpatia, il suono di queste cetre misteriose anche se non ne intendiamo subito il significato.
Si sa come Tristam Shandy spiegava le disgrazie di tutta la sua vita. C'era nella sua casa un orologio a pendolo sul quale ad ogni ora del giorno cadeva l'osservazione di qualcuno dei membri della famiglia e mentre il padre in persona erasi preso l'assunto di caricarlo, ognuno procurava di sollevarlo da questa responsabilit col rammentargliela a tempo e luogo. Ora avvenne che la sua consorte, donna straordinariamente prosaica e pacifica, proprio nel momento sacro che doveva preparare la nascita del sospirato erede, pensando forse al bucato della prossima mattina, uscisse a dire: "Amico mio ti sei ricordato di caricare l'orologio?" alla quale intempestiva domanda l'onorevole Shandy entr in tanta furia che non gli pass mai pi e volle chiamare Tristano il figlio che nacque in seguito, persuaso che nulla di bene gli sarebbe capitato al mondo. Quante nobili e forti ispirazioni vengono strozzate cos, prima ancora di nascere, dalla doccia fredda dei pedanti senz'anima!
Lasciamo dunque che viva l'ideale platonico, tutt'altro che sterile ed inutile, come parmi di avere dimostrato. Se raggiungerlo non  facile, non  da tutti e non  nemmeno per tutti consigliabile, esso  pure una di quelle forze segrete e latenti che non dobbiamo trascurare, se ci preme che il materialismo con tutto ci che ha di gretto e di meschino non venga ad imporci in nome dell'eguaglianza degli atomi il suo giogo di ferro.
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Io non credo di essermi abbandonata fin qui a soverchie vaporosit romantiche. Io ho riconosciuto i diritti dell'amore fisico; solamente dissi e ripeto ancora che esso non basta ai bisogni dell'uomo evoluto. Questa non  una novit dell'oggi, poich abbiamo gi contemplate in proposito e le teoriche dei filosofi greci e le meravigliose ascensioni di S. Chiara e di Dante verso un amore ideale. Tale amore non accontenta tutti; d'accordo. E chi non vede che esso fu attraverso i secoli solo un gigantesco sforzo dei cuori i pi alti verso il futuro, un futuro indistinto e lontano ancora, ma che giunger? Certo Tolstoi nella Sonata a Kreutzer non afferra la verit; ma egli  molto pi innanzi di tutti i romanzieri materialisti che hanno attossicato il mondo colle loro conclusioni pessimiste sull'istinto bruto; e veramente istinto c', ma  istinto che tende a perfezionarsi, a completarsi, a dare la gioia e non la disperazione.
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L'uomo, lasciando il carattere selvaggio e inoltrandosi sempre pi nelle conquiste del pensiero, ha riconosciuto questo irresistibile bisogno. Ho citato casi in cui il puro amore platonico  stato realizzato; ma dobbiamo tenere per fermo che questa non  la meta;  appena la strada per arrivarvi, lo slancio che il lottatore prende molto pi lontano dal punto di mira, calcolando (qui la parola calcolo sarebbe meglio sostituita da intuito) che la forza di attrazione ristabilir l'equilibrio. Di questo intanto siamo sicuri. Tutta la profonda anima umana tende alla perfezione di se stessa e verr giorno in cui non si parler pi di amore fisico e di amore platonico, ma solamente dell'amore.
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FINE.